COLPIRE IL MAIALE SUL MUSO - Go as a river
La mindfulness è ricca di metafore e ce n’è una, in particolare, a cui torno spesso e che mi è sempre di grande aiuto: quella di colpire il maiale sul muso.
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COLPIRE IL MAIALE SUL MUSO

Un grande maestro della tradizione tibetana, Dilgo Khyentze, diceva: «Colpire il maiale sul muso, pulire la lampada quando è ancora calda». Cosa significa? Nel Tibet rurale spesso le persone vivevano con gli animali, le persone al piano di sopra, gli animali al piano di sotto. Poteva succedere che un maiale intraprendente mostrasse il suo muso al piano di sopra. Allora conveniva colpirlo subito per farlo andar via perché, se fosse riuscito a entrare, sarebbe stato poi un problema liberarsene e l’animale avrebbe fatto tutto quello che gli pareva. Lo stesso vale per quanto riguarda la lampada: se la pulisci quando è ancora calda la pulisci rapidamente, se, invece, la lasci raffreddare il lavoro di pulizia diventa più lungo e difficile. Che cosa vogliono dire queste metafore? Esse sono un modo di insegnarci che, appena individuato un inquinante – o, per usare un altro termine, un’emozione afflittiva -, dobbiamo intervenire subito senza permettere che esso prenda spazio o addirittura metta radici.

 

~ Corrado Pensa

 

 

Non so voi, ma io trovo che il linguaggio metaforico sia straordinario e abbia il potere di portarci oltre il nostro livello di percezione più immediato.

 

La mindfulness è ricca di metafore e la pratica stessa è intesa come metafora della vita. La meditazione del lago o della montagna, il fiore di loto e la possibilità di sbocciare anche in acque torbide, togliersi le scarpe come metafora del diventare esposti, del dar via al processo di lasciare andare le nostre normali difese: sono tutte immagini che hanno un forte potere evocativo.

 

C’è una metafora, in particolare, a cui torno spesso e che mi è sempre di grande aiuto: quella di colpire il maiale sul muso. Sono molto grata a Corrado Pensa per avermela fatta conoscere, è un’immagine, questa, che riesce a strapparmi un sorriso ogni volta che intravedo nello spazio della consapevolezza “un maiale intraprendente” che sotto forma di pensiero-molto-vero mostra il suo muso.

 

Non solo, mi ha anche tolta dall’impasse in cui mi sono trovata quando – in nome di un’equanimità e di un non agire che non avevo ben compreso – pensavo che fosse saggio non solo osservare e accogliere tutti i miei pensieri, senza respingere nulla, ma anche permettere loro di metter radici. Il fatto è che i nostri pensieri ricorrenti e le nostre convinzioni più profonde, specialmente su noi stessi, non sono sempre sani. Al contrario, spesso ci limitano e, in una certa misura, ci privano di quella libertà che fa sì che noi si possa crescere e vivere una vita autentica.

 

Intervenire subito ci permette di riconoscere e percepire, ad esempio, un moto di irritazione prima che si trasformi in una rabbia consolidata, più difficile da gestire. E ci permette anche di riconoscere che i pensieri sono solo pensieri, non verità assolute e non è quindi necessario identificarcisi.

 

A quanti di voi non è mai capitato di credere immediatamente ad un pensiero su noi stessi e alimentare, ad esempio, l’idea di fondo di non essere abbastanza, di avere qualcosa di sbagliato in noi o di non essere meritevoli di amore? Ci fa bene?

 

Credo a questo proposito che una buona pratica sia di ritornare al corpo, nel momento presente, ascoltare le sensazioni ed entrare in contatto con quella saggezza che ci abita e che riconosce molto chiaramente cosa ci fa bene e cosa no, cosa è sano e nutriente e cosa è invece tossico. Anche tra i nostri pensieri.

 

Concedendoci di osservare semplicemente l’alternarsi di diversi stati mentali, impariamo molto. Iniziamo ad esempio a notare quei pensieri che parlano ad alta voce e quelli che hanno radici profonde.

 

Possiamo farlo proprio ora.

A quali opinioni crediamo? Quali sono i nostri modelli ripetitivi di pensiero? Possiamo notare anche la ripetitività del tentativo di rispondere sempre allo stesso modo?

 

Ora, per non trovarci nella spirale di autocritiche, identità e paure, possiamo smettere semplicemente di nutrire opinioni su noi stessi e sul mondo. Possiamo smettere, cioè, di rafforzare l’abitudine ad alimentare la proliferazione mentale.

 

Noi crediamo di avere delle abitudini, ma, in virtù della consapevolezza, scopriamo che sono invece le abitudini ad avere noi.

 

Buona pratica!

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

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