EMOZIONI PARASSITE

Ogni individuo è spinto dal suo copione a ripetere più e più volte gli stessi schemi di comportamento, per quanto si rammarichi delle conseguenze. 

 ~ Eric Berne

Alcuni giorni fa riflettevo sulla differenza tra emozioni autentiche ed emozioni parassite

Partiamo da un breve esercizio.

Immaginate di aver organizzato un breve viaggio in occasione delle feste. Siete entusiasti per la partenza, sentite di meritare un po’ di riposo e da qualche giorno programmate ogni dettaglio, assaporando sensazioni di libertà e piacevolezza. La mattina della partenza un piccolo contrattempo vi distrae e nella fretta uscite di casa senza passaporto. Ve ne accorgete solo una volta arrivati in aeroporto: l’hostess al check-in vi chiede i documenti, fate per prendere il passaporto ma non lo trovate. Vi viene in mente perché: lo avete lasciato a casa. Mentre la fila dietro di voi s’ingrossa, dite alla hostess cosa è successo. Chiedete: “Andrebbe bene se le mostrassi la carta d’identità e una foto del passaporto che ho nel telefono?” L’hostess risponde: “No, temo non sia possibile.” Ormai non avete il tempo di andare a casa prima che il vostro volo parta. Nel rendervi conto di questo, cosa provate? Registratelo e date un nome a questa emozione, poi uscite dalla scena.

STESSA SITUAZIONE, EMOZIONI DIVERSE

Se facessimo un giro in cui ciascuno di noi potesse condividere l’emozione provata, noteremmo subito che benché la scena sia la stessa per tutti, le persone riferirebbero tutta una gamma di emozioni diverse. Forse qualcuno si sarà sentito arrabbiato con se stesso, o arrabbiato con l’hostess, oppure depresso, in panico, triste, disperato, imbarazzato, vuoto… e nessuna di queste risposte è, di per sé, giusta o sbagliata.

L’EMOZIONE DIFFICILE PREFERITA

Ora, notate anche se questa stessa emozione che avete registrato è la stessa che provate in una serie di situazioni stressanti diverse. Se ad esempio vi siete sentiti arrabbiati con voi stessi, è facile che in condizioni di stress la reazione automatica sia quella di sentirvi arrabbiati con voi stessi. Come se ciascuno di noi avesse un’emozione difficile preferita, a cui ricorrere indiscriminatamente quando percepiamo che la situazione è difficile.

EMOZIONI PERMESSE, ED EMOZIONI PROIBITE

Osservate bene l’emozione che avete registrato: con ogni probabilità si tratta di un’emozione che è stata modellata e incoraggiata nella vostra crescita, mentre altre emozioni erano svalutate o proibite. Se nell’esercizio vi siete sentiti arrabbiati, forse nella vostra famiglia era accettabile essere arrabbiati, ma non era considerato OK essere tristi, spaventati o felici, perché manifestando queste altre emozioni venivate sgridati o ignorati.

A COSA MI SERVE?

Tornate ancora per un momento all’emozione automatica che avete registrato e osservate come, se è guidata da un automatismo, non fa niente in direzione della risoluzione del problema. Cioè, se siete arrabbiati con voi stessi, questo non contribuisce a farvi prendere quel volo. Nemmeno se siete arrabbiati con l’hostess. La vostra reazione emotiva non vi è stata del minimo aiuto per risolvere il vostro problema qui e ora e questa è una caratteristica precisa delle emozioni parassite.

EMOZIONI PARASSITE ED EMOZIONI AUTENTICHE

Un’emozione parassita è un’emozione familiare, appresa e incoraggiata nell’infanzia, vissuta in molte diverse situazioni e inadatta come mezzo adulto di risoluzione dei problemi. Da bambini impariamo a utilizzarle per vedere esauditi i nostri bisogni e talvolta queste emozioni differiscono a seconda che il figlio sia un bambino o una bambina. Spesso ai maschietti si insegna che va bene essere arrabbiati o aggressivi, ma non spaventati o in lacrime – mentre tipicamente (ma non è una regola!), dalle bambine ci si aspetta che siano accomodanti o reagiscano allo stress piangendo, anche se avrebbero voglia di mostrare rabbia.

Quando da bambini proviamo una qualsiasi delle emozioni proibite, effettuiamo un rapido passaggio a un’emozione permessa. Un’emozione parassita è quindi un sostituto di un’altra emozione che – anche da adulti, se restiamo nel copione – non ci diamo il permesso di provare.

Le emozioni autentiche, invece, sono quelle che provavamo da bambini prima che imparassimo a censurarle e ogni volta che esprimiamo un’emozione autentica da adulti – oltre a farci il dono di stare davvero radicati nel presente e a contatto con quello che c’è – contribuiamo a porre fine alla situazione.

CRESCITA E GUARIGIONE

C’è un collegamento universale tra copione ed emozioni parassite: ogni volta che proviamo un’emozione parassita, siamo nel copione – la storia già scritta della nostra vita. Quando da bambini abbiamo scoperto che un’emozione ci fa ottenere i risultati che vogliamo, come l’essere visti e riconosciuti, tendiamo a ripeterla e a ogni ripetizione giungiamo gradualmente alla conclusione che – a parte la nostra emozione automatica preferita – nessun’altra emozione sembra servire a niente.

Tuttavia, ogni cammino di crescita è un cammino controcorrente: contro la corrente del vivere a caso. E quando intraprendiamo questo cammino, piano piano gli automatismi si indeboliscono, perché diminuisce la loro presa su di noi.

Mi è tornato in mente alcuni giorni fa, quando ho ricevuto dalla California un messaggio di scuse. Dopo aver manifestato tanta rabbia, finalmente ho provato una cosa nuova: un’enorme ondata di tristezza, terribile e dolcissima. L’unica risposta adulta, utile nel momento presente, per lasciar andare un evento doloroso avvenuto nel passato.

Ora, provate a fermarvi la prossima volta che in una situazione difficile provate un’emozione (fermarsi è il primo gesto rivoluzionario per la crescita interiore). E notate un po’ se quella che state provando è un’emozione autentica oppure no.

Buone riflessioni e buona pratica!

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Conduce ciclicamente il programma MBSR per la riduzione dello stress, ha una rubrica sulla 27esimaora del Corriere della Sera ed è autrice per Sperling & Kupfer del libro di mindfulness “I GENITORI PERFETTI NON ESISTONO”.

2 Comments
  • Chiara
    Rispondi

    Interessante articolo, grazie Valentina!

    Aprile 18, 2020at3:40 pm

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