IMPARARE DA OGNI OCCASIONE

Bisogna avere chiaro che, per chi è impegnato nel cammino della saggezza e vuole a poco a poco penetrare il mistero della vita, è indispensabile assumersi il rischio di vivere e di soffrire.

~ Arnaud Desjardins

Nei giorni scorsi mi sono sottoposta a un piccolo intervento per l’estrazione di un dente del giudizio. È stata un’esperienza relativamente breve e mediamente indolore, e tuttavia ha suscitato in me una dose di ansia anticipatoria che ha generato una sofferenza davvero non necessaria.

Mi sono fermata allora per qualche riflessione e ho concluso che, se la pratica non mi ha resa immune dal provare emozioni come la paura, è anche vero che nel tempo la mia capacità di osservare me stessa e ciò che accade con uno sguardo lucido, e sempre più gentile, si è talmente amplificata che in ogni momento c’è una parte di me che vive l’esperienza e una parte che, semplicemente, osserva. Lasciando andare via il giudizio.

Anche un appuntamento dal dentista può suscitare diversi insight, se siamo disposti a imparare da ogni occasione, e oggi vorrei condividere con voi tre piccole intuizioni.

MENTE DEL PRINCIPIANTE

Uno di pilastri della pratica è la capacità di coltivare una mente fresca, non appesantita dal bagaglio di pensieri e opinioni che condizionano la nostra esperienza. Facile a dirsi, un po’ più impegnativo a farsi, dal momento che l’aver già fatto esperienza ci permette di imparare dai nostri errori, e di scegliere proprio sulla base delle conoscenze pregresse. E tuttavia, limita anche molto la nostra capacità di vivere il momento presente con apertura e curiosità.

Bene, avevo già fatto esperienza di due estrazioni del dente del giudizio, entrambi nell’arcata inferiore, e non è servito a molto che mi dicessero quanto sarebbe stato diverso estrarre un dente nell’arcata superiore perché l’esperienza dolorosa vissuta in precedenza ha creato in me un bias negativomolto forte, che mi ha fatto entrare all’appuntamento già singhiozzando.

Quello che è servito, invece, è stato incontrare delle persone gentili. Fermarmi a fare lunghi respiri. Non giudicarmi per le mie paure.

E nel momento stesso in cui il medico mi ha accarezzato la guancia dicendomi che avevamo finito – mentre io ero convinta che il peggio dovesse ancora arrivare – mi sono fermata a pensare a quante volte nella vita entriamo, ad esempio, in una nuova relazione portando le paure dei fallimenti precedenti. Quante volte costruiamo nuove amicizie pensando che tanto prima o poi verremo delusi. O quante volte, più in generale, traiamo già le conclusioni senza aprirci invece al mistero di ciò che stiamo vivendo e che ancora non conosciamo. In tutte queste occasioni, mi è utile ricordare le parole di Suzuki Roshi: Nella mente del principiante ci sono molte possibilità. In quella dell’esperto, poche.

COSA STO AGGIUNGENDO?

Una delle domande più frequenti che ho imparato a pormi da quando pratico è: che cosa sto aggiungendo alla situazione? Forse avrete notato che c’è una grande differenza tra il fare esperienza del dolore fisico (un mal di denti, un mal di testa, il senso di nausea), e l’effetto generato dai nostri pensieri negativi sull’esperienza stessa (“che cosa ne sarà di me?”, “perché mi trovo in questa situazione?”, “Tutte a me”… e così via, ognuno secondo il proprio repertorio).

Imparare a osservare la mente permette di notare i pensieri oggettivi (fatti e dati) e le opinioni soggettive. Tutto ciò che siamo abituati ad aggiungere all’esperienza in corso, generando ulteriore sofferenza, può essere considerata quella che viene chiamata nelle scritture una “seconda freccia”: È come se un arciere, dopo aver colpito un uomo con una freccia, lo colpisse ancora con una seconda freccia. Sicché quell’uomo patirà il dolore di due ferite. Lo stesso accade all’ignorante, che soffre a causa di due dolori, quello fisico e quello mentale.

IL NON-MAL DI DENTI

C’è un passo di un libro di Thich Nhat Hanh che rileggo spesso, perché è così che vorrei imparare a vivere la mia vita. Nei giorni scorsi, mentre poco alla volta è sfumato ogni dolore e l’indolenzimento attorno alla bocca si è affievolito fino a scomparire del tutto, ne ho apprezzato davvero ogni parola.

Quando abbiamo mal di denti, sappiamo che non avere mal di denti è una cosa meravigliosa. “Inspirando, sono consapevole del mio non-mal di denti. Espirando, sorrido al mio non-mal di denti”. Possiamo toccare il nostro non-mal di denti con la consapevolezza, e persino con le mani. Quando soffriamo d’asma e respiriamo a fatica, comprendiamo che poter respirare a pieni polmoni è qualcosa di meraviglioso. Anche se abbiamo solo il naso chiuso, già sappiamo che respirare liberamente è una cosa splendida. Ogni giorno tocchiamo ciò che non va e di conseguenza, perdiamo la salute. Proprio per questo dobbiamo imparare a praticare il toccare ciò che va, che funziona, dentro di noi e intorno a noi. Entrando in contatto con gli occhi, col cuore, con il fegato, con la respirazione, con il non-mal di denti, e apprezzandoli veramente, vediamo che le condizioni per la pace e la felicità sono già presenti.

Buon non-mal di denti e buona pratica!

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Conduce ciclicamente il programma MBSR per la riduzione dello stress, ha una rubrica sulla 27esimaora del Corriere della Sera ed è autrice per Sperling & Kupfer del libro di mindfulness “I GENITORI PERFETTI NON ESISTONO”.

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