INCHINARSI ALLA VITA, COSÌ COM’È
In ritiro allo Zen Center di San Diego: nobile silenzio, solitudine con sé stessi e connessione con gli altri, tempo amplificato e profondità della pratica
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INCHINARSI ALLA VITA, COSÌ COM’È

La nostra vita sia come quella del loto,

A proprio agio in acque torbide.

Ci inchiniamo alla vita così com’è.

 

 

Non so voi, ma io ho un elenco di libri e di autori che mi hanno cambiato la vita, testi a cui sono affezionatissima e che custodisco con cura. Li rileggo periodicamente e nella maggior parte dei casi, anche col passare del tempo, vi trovo sempre delle risposte.

 

Se dovessi sceglierne uno solo – il libro che ha avuto maggiore impatto nella mia vita – quel libro sarebbe, senza esitazioni, Star bene in acque torbide di Ezra Bayda.

 

È un libro che ho incontrato grazie alla mindfulness anni fa, che è stato centrale nella mia pratica personale, a tal punto che quest’estate ho deciso di andare in California e partecipare ad un ritiro guidato proprio da Ezra e dalla moglie Elizabeth Hamilton nel loro Zen Center di San Diego.

 

È stata un’esperienza che mi ha lasciato moltissimo: il nobile silenzio che arricchisce, la solitudine con sé stessi e la connessione con gli altri, i colloqui con Ezra ed Elizabeth, il tempo amplificato e la profondità della pratica.

Più di tutto, l’invito come sempre ad entrare nell’esperienza, anziché desiderare di vivere una particolare esperienza, perché è lì che risiede la vera libertà.

 

Cosa porto nel cuore, di questo ritiro?

Quattro insegnamenti, più uno.

 

SAYING YES, O DIRE SÌ ALLA VITA
Forse ci sembrerà ovvio questo invito ad accogliere, ad aprirci. O forse non ci rendiamo pienamente conto di tutti i modi in cui respingiamo la vita, con tutta la sofferenza che ciò comporta.

Come insegna Ezra, “Risvegliarsi è imparare a dire sì a tutto. Ciò non significa dire, passivamente e indiscriminatamente, che tutto va bene. Significa piuttosto essere disposti ad aprirsi con curiosità alla vita, per com’è veramente.

Ma come possiamo dire di sì quando siamo così impegnati a respingere le cose, le persone e le paure che non ci piacciono?

Dire di sì richiede innanzitutto e soprattutto prestare attenzione al ‘no’, alla contrazione interiore che avviene nei confronti di tutto ciò che vorremmo diverso, che rifiutiamo e ripudiamo, che sia dentro di noi, nel mondo o in un’altra persona.”

 

BOWING, OVVERO L’ARTE DI INCHINARSI
Lo zen è una pratica antica, ricca di rituali. Tra questi c’è la pratica di inchinarsi.

E se vi dicessi che in un ritiro zen c’è un’intera sessione di inchini?

Lo so, probabilmente reagireste anche voi con un misto di avversione, resistenza e giudizio, magari anche con l’imbarazzo che ho provato il primo giorno pensando alla mancanza di grazia con cui le mie ginocchia avrebbero sfiorato il parquet.

Fermatevi e sospendete il giudizio: non ho potuto fare altro quando, al suono della campana, le istruzioni sono state “Oggi ci inchiniamo alla possibilità di non essere nessuno di speciale”.

Mi sono commossa. Mi sono sentita libera, leggera. Le ginocchia si sono piegate a terra da sole, con il capo chino e le mani sollevate al cielo, come in una danza sacra in cui la mente si fa da parte e solo il corpo danza.

Spendiamo gran parte della nostra esistenza a cercare di affermarci, a soffiare nel palloncino del nostro ego: ecco, voglio alzarmi ogni mattina inchinandomi alla possibilità di non essere nessuno di speciale. E di sentirmi semplicemente umana.

E con la stessa intenzione ferma e gentile ci siamo inchinati, come se fossimo un Uno, al coraggio, all’equanimità, alla curiosità di osservare le nostre paure.

Alla vita così com’è.

 

ŌRYŌKI, UN INVITO AL MINDFUL EATING
L’Ōryōki è una forma di meditazione praticata nei centri zen per mangiare consapevolmente, prestando piena attenzione.

Il significato della parola, di origine giapponese, significa “quanto basta” ed io trovo che questo sia di per sé rivoluzionario nell’epoca dell’all you can eat.

Mangiare lentamente, con consapevolezza, portando la piena attenzione sui propri gesti e su ogni boccone, connettersi ai sensi, ringraziare, rispettare il silenzio e il raccoglimento con sé stessi, mantenendo il contatto e il senso di unità con gli altri, fare una pausa.

Tre pasti al giorno, tutti seguendo questo rituale antico: mi ha così colpita che ve ne parlerò a fondo nel percorso di Joyful Eating!

 

EYE GAZING, OSSERVARE SÈ STESSI GUARDANDO NEGLI OCCHI L’ALTRO
Seduti a coppie, uno di fronte all’altro, silenzio. Occhi chiusi o sguardo leggero, in meditazione. Poi suona la campana e la pratica si arricchisce della presenza dell’altro, ora da guardare negli occhi. Non si cerca di comunicare niente, benché la connessione si faccia inevitabilmente più profonda, ma ci si osserva, continuando a stare con sé stessi e con tutto quello che c’è: pensieri, immagini, sensazioni fisiche, emozioni, reazioni abituali che possiamo iniziare a riconoscere. E se c’è del giudizio, gli diamo il benvenuto, e se c’è vergogna, o noia o commozione diamo il benvenuto a quello che c’è.

 

L’ultimo insegnamento? È per me il più importante e l’ho ricevuto durante i miei colloqui con Ezra: praticare ogni giorno la gentilezza amorevole verso sé stessi, imparando sempre più a volersi bene.

 

Ringrazio di cuore Ezra ed Elizabeth, che mi hanno accolta con amore facendomi sentire a Casa. Che possiate vivere felici e in pace.

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

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