MINDFUL EATING A NATALE. GODERSI LE FESTE, ANCHE A TAVOLA - Go as a river
Mindful Eating significa proprio questo: riscoprire una relazione armoniosa con il cibo, imparando ad ascoltarsi momento per momento. Significa prestare attenzione deliberatamente, essere presenti con la mente-cuore-corpo all’atto del mangiare.
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MINDFUL EATING A NATALE. GODERSI LE FESTE, ANCHE A TAVOLA

Mangiare consapevolmente è una pratica meditativa molto importante. Possiamo mangiare in un modo che riporti alla memoria il biscotto della nostra infanzia. Il momento presente è pieno di gioia e felicità. Se siamo attenti, le vedremo.

 

~ Thich Nhat Hanh

 

Manca una settimana al Natale e da qualche giorno ormai si respira già un’atmosfera di festa. Luminarie, addobbi, pacchetti, ma anche brindisi in ufficio, aperitivi con gli amici, cene di auguri con i colleghi, menu delle feste.

 

Questa è senza dubbio una delle ricorrenze più ghiotte dell’anno, ed è anche quel periodo in cui siamo attraversati da emozioni intense. Per alcuni gioia, sorpresa, meraviglia, per altri malinconia, tristezza, perdita o un senso di solitudine. Passando anche per la noia e il desiderio di essere già a Gennaio.

 

Fermiamoci. Facciamo un respiro profondo. Siamo semplicemente umani e il nostro cuore è in grado di ospitare tutte queste sensazioni, e molto di più.

 

Abbiamo anche la grande opportunità di utilizzare tutto ciò che accade nelle nostre vite come un’occasione di risveglio, di scoperta, come un modo per diventare intimi con noi stessi, e allora perché non provarci proprio a Natale?

 

Possiamo iniziare proprio osservando quanto le emozioni e il nostro rapporto con il cibo siano correlati e partire da qui per esplorare la possibilità di essere consapevoli, anche a tavola.

 

Mindful Eating significa proprio questo: riscoprire una relazione armoniosa con il cibo, imparando ad ascoltarsi momento per momento. Significa prestare attenzione deliberatamente, essere presenti con la mente-cuore-corpo all’atto del mangiare.

 

Ecco dunque alcuni suggerimenti da mettere in pratica nei prossimi giorni:

 

  1. RALLENTARE. Il primo invito del mindful eating è quello di rallentare, se praticate mindfulness ne avete già sperimentato l’importanza. La fretta non si sposa bene con la presenza mentale perché ci allontana da noi stessi e ci proietta sempre al di fuori. Nella relazione col cibo rallentare significa anche sedersi, attivare i sensi, ascoltare la fame dello stomaco e saperla distinguere dalle altre. Semplice, no? Eppure a chi non è mai capitato durante un buffet di mangiare più del dovuto senza rendersene conto, tenendo in bilico un piatto e scambiandosi nel frattempo gli auguri?

 

  1. GUSTARE OGNI BOCCONE. Un altro impedimento a mangiare consapevolmente è la noia: impariamo a riconoscerla e a non nutrirla attraverso il cibo. Lunghe pause tra una portata e l’altra, l’attesa della mezzanotte prima del Capodanno, i pomeriggi davanti alla tv a rivedere vecchi film.. se siamo circondati dall’abbondanza che caratterizza le feste, è facile riempire ogni spazio, ogni pausa, mangiando qualcosa. Allora, piuttosto, attiviamo i 5 sensi e assaporiamo lentamente ogni boccone. Notiamo forme e colori del cibo, sentiamone la consistenza, sprofondiamo nell’aroma. Concediamoci di gustarlo come se fosse per la prima volta.

 

  1. NO, GRAZIE! Anche se le convenzioni sociali ci dicono il contrario, non dobbiamo per forza finire tutto quello che abbiamo nel piatto, se non ci va, né assaggiare necessariamente tutte le portate. Durante le festività, alle volte, si mettono in atto delle vere e proprie maratone alimentari alle quali possiamo anche decidere di non partecipare. Ascoltiamo cosa ne pensa lo stomaco: quando ci sediamo a tavola, valutiamo la nostra fame su una scala e ripetiamo questo piccolo esercizio più volte. A metà pasto, e poi ancora al termine della portata. Ci sentiamo a nostro agio, il corpo ha bisogno di altro carburante? Imparare a fermarsi rispetto a ciò che desidera il corpo è un vero e proprio gesto d’amore verso noi stessi.

 

  1. BENVENUTO, CRITICO INTERIORE! Anche tu alla festa? È così il critico interiore, ci segue ovunque, ricordandoci cosa dovremmo mangiare e cosa dovremmo evitare, come dovremmo essere. Lui non sa che ogni volta che c’è un “dovrei” si genera una tensione, un irrigidimento, un giudizio.
    Diamogli il benvenuto! Che non significa ascoltare e dare credito immediatamente a tutto quello che dice, ma imparare a riconoscere ed osservare quell’atteggiamento di severità e di autocritica che emerge soprattutto quando mangiamo inconsapevolmente ed esplorare la possibilità di ammorbidirsi un po’.

 

  1. FAME DEL CUORE. Esiste una fame risvegliata dal desiderio di appagare qualche emozione. Questo è un momento dell’anno in cui, tra l’abbondanza di cibo e l’intensità delle emozioni, è possibile sperimentarla.
    Prima di mangiare, allora, facciamo un piccolo check di cosa ci attraversa in questo momento: siamo stanchi, malinconici, irritati o ansiosi, eccitati, tristi, un po’ soli o scontenti? Abbiamo voglia di un certo tipo di cibo che ci risollevi l’umore?
    Se da questo breve check con noi stessi ci siamo accorti di non avere veramente fame, l’invito è quello di fare deliberatamente qualcosa che porti nutrimento al nostro cuore. Ritagliarci del tempo per noi, leggere un bel libro avvolti da una coperta morbida e calda, fare una passeggiata accarezzati dal sole, chiacchierare con qualcuno a cui vogliamo bene, giocare con i bambini o con i cuccioli, ascoltare della buona musica
    Questo può aiutarci a de-automatizzare il meccanismo che ci porta a mangiare anche quando la fame che sentiamo proviene dal cuore.

 

  1. PAROLE GENTILI. Mangiare consapevolmente è una pratica spesso accompagnata dal silenzio. Un nobile silenzio che rende l’esperienza più intima ed è funzionale al raccoglimento con noi stessi. Ma anche la convivialità e la celebrazione sono una pratica, se ci permettono di onorare il momento presente e di coltivare la gratitudine.
    Eppure, vi è mai capitato di arrivare sinceramente affamati di fronte ad una bella tavola imbandita, in buona compagnia, e di intavolare conversazioni tossiche?
    L’invito allora è quello di condividere e celebrare, praticando la gentilezza.
    Non perché a Natale siamo tutti più buoni, ma perché sappiamo riconoscere quanto le dissertazioni velenose ci facciano male e attraverso la mindfulness, invece, impariamo a prenderci cura di noi.

 

  1. PAUSA. Prendiamoci qualche momento tutto per noi. Azioniamo il “tasto pausa”. Mettiamoci comodi. Lasciamo andare per un po’ il mondo del fare e scegliamo, semplicemente, di essere. Respiro, corpo, sensazioni. È tutto qui.

 

E Buone Feste a tutti!

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

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