MINDFULNESS E AMORE. QUANDO AVVIENE UN VERO INCONTRO - Go as a river
L’amore - il vero amore, tuttavia, non è causa di sofferenza, ma ciò che ci fa soffrire è proprio il bagaglio che portiamo con noi
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MINDFULNESS E AMORE. QUANDO AVVIENE UN VERO INCONTRO

Se mi cerchi davvero,

mi trovi immediatamente.

 

~ Kabir

 

 

La maggior parte di noi desidera una vita d’amore.

 

Sappiamo tutti quanto l’amore ci nutra e renda ogni momento unico, eppure i rapporti sono spesso difficili da gestire: entrare in una relazione, coltivarla e saperne gioire spesso ci fa paura, perché portiamo con noi il peso delle esperienze che ci hanno fatto chiudere, divenendo così incapaci di aprirci alla bellezza dell’amore e di vedere davvero le persone che incontriamo.

 

L’amore – il vero amore, tuttavia, non è causa di sofferenza, ma ciò che ci fa soffrire è proprio il bagaglio che portiamo con noi e che facciamo fatica a lasciare andare. È questo che ci impedisce di mantenerci aperti al nuovo e che condiziona così tanto i nostri rapporti, e ciononostante sono proprio i rapporti che ci offrono la più grande opportunità di crescita.

 

Quando iniziamo a meditare, presto ci accorgiamo che semplicemente sedendo con noi stessi e praticando il non fare, ciò che avviene in realtà è che iniziamo a fare amicizia con noi stessi. Apriamo la nostra “stanza del tesoro” e solo allora possiamo incontrarci e amarci. Abbiamo moltissime idee su chi siamo o non siamo e rifiutiamo continuamente una parte di noi, senza concederci di sperimentare fino in fondo tutto ciò che c’è da sperimentare. Facciamo lo stesso con gli altri.

 

Imparando a fermarci per alcuni minuti ogni giorno, sedendo con noi stessi, iniziamo ad osservare anzitutto chi siamo. Quali sono le maschere che indossiamo con noi stessi e nei nostri rapporti? Limitiamoci a guardarle, senza cedere alla tentazione di ricamare una storia e alimentare la proliferazione mentale. Ora, un respiro alla volta, vediamo se la prossima volta che incontriamo una persona possiamo lasciar cadere una maschera e, piano piano, un intero travestimento. Vediamo se possiamo concederci “il piacere di non essere niente di speciale, e di non chiedere all’altro di essere speciale anche lui”.

 

Così facendo, cominciamo a vedere in quanti modi teniamo lontano l’amore.

Riconosciamo anzitutto che non possiamo esserci totalmente per l’altro se prima non ci siamo totalmente per noi stessi. Quando mente e cuore non sono raccolti, quando “in casa non c’è nessuno”, non ci accorgiamo nemmeno di chi entra nel nostro mondo.

 

Vedendo interamente noi stessi, così come siamo, impariamo anche a vedere tutta la persona che ci sta di fronte. Le parti che amiamo e quelle che non ci piacciono, o che ci mettono in difficoltà. Possiamo vedere la bellezza in tutto e riconoscere, piuttosto, ciò che è sano da ciò che è tossico e ci fa male e che riguarda anche il nostro non-amore. La risposta reattiva, l’accusa, il controllo: lasciare andare e imparare anche ad accogliere i momenti difficili, anziché respingerli, ci restituisce una enorme energia e ci aiuta a mantenere la mente, di volta in volta, su ciò che accade in questo preciso momento. Ci aiuta, cioè, a stare nel presente e a lasciare un po’ andare la tendenza a rifiutare che il momento finisca e a rimanere aggrappati al passato.

 

Riportando l’attenzione su di noi, cominciamo a piantare nuovi semi, cominciamo a comprendere che se il senso del nostro valore dipende da come ci vedono gli altri, è facile perderlo e allo stesso tempo impariamo ad onorare il luogo in cui ci troviamo e a vedere che ogni persona può essere la persona giusta, se ci relazioniamo nel modo giusto.

 

Onorare noi stessi e l’altro significa anche imparare a prendere ciò che ci viene dato e ringraziare, imparare a eliminare ciò che non ci fa bene e goderci invece ciò che ci fa bene, gustare la mela gettando via il torsolo. E significa altresì imparare a dare pienamente, senza riserve, sapendo che come nel respiro riceviamo dall’universo e restituiamo quanto abbiamo ricevuto.

 

Allo stesso modo, in meditazione, impariamo a pulire la nostra vita, facendo spazio all’amore, e a sospendere il giudizio e tornare bambini: questo ci permette di vivere ogni situazione con freschezza, curiosità e apertura, come se fosse per la prima volta, e ci fa sentire che il mondo è ricco di possibilità.

 

Solo allora può avvenire un vero incontro.

 

“Il nostro cuore ha un suo linguaggio specifico. La voce del cuore vuole farsi sentire, anche se in genere la soffochiamo. Ma a volte erompe da sola, ed è allora che avviene un vero incontro.

Un vero incontro ci riporta al nostro centro. Non ci sentiamo soli, il senso di alienazione scompare e vediamo che siamo davvero una cosa sola.

È possibile che veri incontri accadano spontaneamente. Forse per un breve momento, forse per un periodo più lungo. […]

Un vero incontro è fatto da due persone che sono vere. Ciò significa che entrambi sono pronti a lasciar andare il desiderio di controllare l’altro o di usarlo a scopi egoistici. Entrambi dimenticano di cercare approvazione negli occhi dell’altro o di voler prevalere. Non usano un incontro come una fantasia privata. Sono semplicemente aperti a lasciar accadere le cose esattamente come accadono. Hanno dimenticato le paure e il bisogno di proteggersi. E forse hanno visto che non c’è niente da proteggere.” (Brenda Shoshanna, Lo Zen e l’Arte di Innamorarsi)

 

 

Questo articolo, come il workshop Rimanere Innamorati, è ispirato al libro di Brenda Shoshanna “Lo Zen e l’Arte di Innamorarsi”

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

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