NESSUNO AL POSTO TUO - Go as a river
Come molte altre emozioni difficili, anche la rabbia che ho provato ha lasciato un segno. Nel corpo, ma soprattutto attorno al cuore.
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NESSUNO AL POSTO TUO

Aprirsi significa aprirsi senza imbrogliare.

~ Arnaud Desjardins

 

 

C’è stato un tempo nella mia vita in cui ho provato una rabbia molto forte. Era una collera necessaria, che chiedeva di essere sentita.

 

È stato un processo lungo affinché questa emozione si esprimesse, affiorasse sulla pelle, ma ancora oggi provo gratitudine perché questa esperienza ha permesso che avvenisse in me e nella mia vita un grande cambiamento.

 

Come molte altre emozioni difficili, anche la rabbia che ho provato ha lasciato un segno. Nel corpo, nei luoghi in cui si è manifestata, creando mappe emotive interamente nuove; ma anche attorno al cuore, costruendo una corazza che mi ha fatto sentire protetta e al sicuro a lungo, ma che nel tempo è diventata pesante come l’armamento di un gladiatore nelle giornate di sole.

 

Il segno più indelebile, tuttavia, è nella memoria. Conosco a memoria – by heart – quel luogo di dolore in cui il cuore si stringe e si alzano le difese. Ci so arrivare ad occhi chiusi perché è stata la strada di casa per molto tempo.

 

Poi ho iniziato a praticare mindfulness e, lo sapete, è stato il viaggio più straordinario della mia vita, che mi ha permesso di tracciare sentieri completamente nuovi. So che c’è una strada che mi è stata familiare a lungo, ma so anche – perché ne ho fatto esperienza – che ci sono altre possibilità, altri modi di vivere, e ho scoperto che forse non c’è più niente da proteggere. Mi ha dato respiro.

 

Ora, cosa succede quando siete di fretta e uscite di casa in ritardo per andare a un appuntamento importante? Scegliete la strada vecchia, quella percorsa e ripercorsa, quella che conoscete a memoria, o prendete la strada nuova?

 

Io nella fretta, spesso, scelgo la vecchia. Non perché non ami il cambiamento e la novità, ma per il semplice fatto che mi dà sicurezza. E questo non è il frutto di un ragionamento, ma un atteggiamento istintivo – come sapete il nostro cervello non è predisposto per la felicità, ma per la sopravvivenza, e tocca quindi proprio a noi cambiarne i funzionamenti con intenzione e pratica. E questo ci ricorda anche che la fretta è la migliore amica dell’abitudine, ma non si sposa bene con la consapevolezza.

 

Un paio di settimane fa, un vecchio ospite che conosco a memoria è tornato a farmi visita a sorpresa, la rabbia. Le ho dato il benvenuto. E siccome non ci vedevamo da tanto – in questi anni mi sono dedicata a creare spaziosità nel cuore – ho pensato di accoglierla come piace a lei. Ho urlato, gesticolato, imprecato e ho iniziato a compiere piroette su me stessa sventolando le braccia per aria come un derviscio rotante, in preda alla rabbia. Quando mi arrabbio, ci credo moltissimo e divento buffa. Mio marito mi prende in giro, chiamandomi la pasionaria.

 

Credo che se usassimo l’energia della rabbia in positivo, compieremmo azioni straordinarie.

 

Cosa è successo dopo, vi starete chiedendo? Che la mindfulness quel famoso spazio l’ha creato davvero. Lo spazio di accogliere l’emozione e di rendersi conto di momento in momento di dove ci troviamo e cosa sta accadendo in noi e fuori di noi. Lo spazio che ci permette di perdere ancora il nostro centro, ma ci consente anche di ritrovarlo immediatamente. Lo spazio di non affrettarci a voler cambiare le cose e smetterla di darci addosso per quello che sentiamo (possiamo davvero incolparci di provare rabbia?) ma piuttosto, di farcene qualcosa di buono. Lo spazio in cui, finalmente, lasciamo cadere la storia ed entriamo nel corpo.

 

È qui che ho sentito una contrazione molto forte alla nuca, il collo rigido, e ho compreso che era arrivato il momento di ammorbidirmi un po’, di smettere di impiegare la mia energia per difendermi da attacchi veri o immaginari, per nessun’altra ragione al mondo se non perché mi voglio bene.

 

Ho sentito di nuovo come l’intera faccenda di giusto e sbagliato, ragione e torto, rimpicciolisce il nostro mondo, laddove esiste un luogo meno rigido e meno statico in cui poter vivere. E mi sono ricordata che perdonare è praticare con il risentimento e guarirlo, perdonare è allentare la presa sull’unica cosa che non vorremmo mai lasciare andare: la sofferenza del risentimento.

 

Ho respirato a lungo nel petto, ho sorriso con il cuore, ho creato spazio. E ancora una volta ho ricordato che imparare a lasciare andare, ad ammorbidirsi e a perdonare è un percorso di crescita che richiede coraggio, umiltà e tempo. Qualcosa che non può fare nessuno al posto tuo.

 

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

2 Comments
  • Laura
    Rispondi

    Grazie purtroppo sto vivendo un periodo così spero che passi presto molto presto

    Marzo 31, 2017 at 5:08 am

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