NUTRIRE LA FAME DEL CUORE - Go as a river
Tra tutti i tipi di fame ce n’è una che è importante imparare a riconoscere, se vogliamo coltivare una relazione sana con il cibo: la fame del cuore.
fame del cuore
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NUTRIRE LA FAME DEL CUORE

E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita. Non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? […] È chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. È stata lei a risvegliarla, ma non la conosce […]. All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio.”

~ Marcel Proust

 

 

Nei giorni scorsi, in occasione del primo Mindful Eating Day, riflettevo sui diversi tipi di fame e su quanto sia importante riconoscerli e saperli ascoltare.

 

Quando esploriamo con curiosità la nostra relazione con il cibo, iniziamo a notare come talvolta mangiamo spinti dal desiderio di appagare una fame che ha poco a che vedere con il cibo, ma che si serve del cibo per soddisfare altri bisogni. Il più delle volte non ne siamo nemmeno consapevoli.

 

Tra tutti i tipi di fame ce n’è una che è importante imparare a riconoscere, se vogliamo coltivare una relazione sana con il cibo: la fame del cuore, che rispecchia il nostro desiderio di amore, di connessione, di intimità.

 

Ogni volta che mangiamo per riempire un senso di vuoto, quando ci sentiamo soli, tristi, nervosi o in preda a qualche emozione difficile, il più delle volte la nostra fame proviene dal cuore. È un modo di coccolarci, ma è necessario comprendere che il cibo che mettiamo nello stomaco non potrà mai riempire il vuoto che sentiamo nel cuore.

 

Per diventare consapevoli della nostra fame del cuore, possiamo iniziare a notare quali sono i cibi che desideriamo mangiare quando siamo colti da questi stati d’animo. Facciamo una lista. Possiamo anche elencare i nostri comfort foods ed esplorare le ragioni per cui li consideriamo tali, perché ci scaldano il cuore.

 

Noteremo che il più delle volte il cibo in sé non è così importante quanto l’emozione che rievoca in noi o il ricordo di un momento speciale che ci ha riempito di calore.

 

Talora si tratta di cibi semplici che ci ricordano l’infanzia o le feste in famiglia, una pietanza che ci preparava la mamma da piccoli. Ogni volta che ci penso mi torna sempre in mente Ratatouille, o la vellutata di verdure di mia madre, che è l’unico piatto che desidero veramente quando ho bisogno di sentirmi amata.

 

Ora osserviamo quanto spesso mangiamo guidati dal desiderio di cambiare l’emozione difficile che abita il nostro cuore. Talvolta è solo la sensazione che qualcosa non vada, senza sapere bene di cosa si tratti. Un senso d’insoddisfazione di sottofondo, penetrante, incolmabile. Come uno spazio vuoto tra noi e il resto del mondo. Questo senso di disconnessione può condurci a soddisfare il nostro bisogno fondamentale di intimità in modi poco sani, a volte abusando di lavoro, sesso, cibo, o coltivando abitudini che tendono a separarci da noi stessi ancora di più, come guardare la tv mentre mangiamo per avere l’impressione di sentirci meno soli.

 

Di tutti i tipi di fame, solo la fame dello stomaco e la fame del corpo possono essere soddisfatte mangiando, ma esistono numerose alternative in grado di appagare gli altri tipi di fame, inclusa quella del cuore. Possiamo imparare a nutrire non solo il nostro corpo, ma anche il nostro cuore.

 

La prossima volta che ci sentiamo stanchi, malinconici, un po’ soli o scontenti, prima di mangiare facciamo un piccolo check di cosa ci attraversa in questo momento e verifichiamo se abbiamo voglia di un certo tipo di cibo che ci risollevi l’umore.

 

Se ci accorgiamo di non avere veramente fame, l’invito è quello di fare deliberatamente qualcosa che porti nutrimento al nostro cuore: ritagliarci del tempo per noi, leggere un bel libro avvolti da una coperta morbida e calda, fare una passeggiata accarezzati dal sole, chiacchierare con qualcuno a cui vogliamo bene, giocare con i bambini o con i cuccioli, ascoltare della buona musica, abbracciare chi amiamo.

 

Questo può aiutarci a de-automatizzare il meccanismo che ci porta a mangiare anche quando la fame che sentiamo proviene dal cuore.

 

Se invece decidiamo di mangiare qualcosa, possiamo farlo lentamente e consapevolmente, ed esserne grati.

 

Buona pratica!

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

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