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PERCHÉ IL MINDFUL EATING È RIVOLUZIONARIO

“La vera rivoluzione per raggiungere la libertà è quella interiore.”

~ Jiddu Krishnamurti

Buongiorno a tutti! Oggi vi scrivo come Valentina e basta, per parlarvi di un argomento che mi appassiona. Lasciate andare l’insegnante di mindfulness, qui la voce arriva dal cuore e dall’esperienza personale: quella del mio incontro con il Mindful Eating.

Se dovessi ripensare a quante volte ho mangiato in maniera inconsapevole, alimentando il circolo di emozioni difficili e di autocritica verso me stessa e il mio corpo, perderei il conto. Quello che ricordo con esattezza, però, è il giorno in cui mi sono “risvegliata”, rendendomi conto di quanta energia si perde a trovarsi sempre in un momento diverso da quello presente, anche mentre mangiamo.

È stato il mio primo giorno di MBSR, qualche anno fa, durante la meditazione dell’uvetta. Il momento, cioè, in cui viene introdotta la pratica informale e scopriamo che ci siamo infilati in un bel guaio, qualcosa di più grande di noi: non si tratta più di essere presenti solo sul nostro cuscino, ma di poter coltivare quella stessa presenza in tutto ciò che facciamo.

Di quel giorno ricordo l’impazienza, la curiosità, le sensazioni amplificate, il palmo della mano sudato e i tre acini di uvetta, due dei quali erano finiti meccanicamente nella mia bocca prima ancora che iniziasse la meditazione guidata. E poi il giudizio, ma anche la voglia di saperne di più. E così ho praticato.

Per me il Mindful Eating è stato rivoluzionario. Ha avuto un impatto così decisivo sulla mia vita, che ho deciso di approfondire, di informarmi e di formarmi. Se dovessi darvi 3 buone ragioni per praticare il Mindful Eating, sarebbero queste:

  1. L’unica esperienza che conta

Lo so. L’idea di potersi affidare alla nuova miracolosa dieta del momento è seducente. Mi sono lasciata sedurre così tante volte, che adesso ho diversi aneddoti di cui poter sorridere e provare imbarazzo… dalla volta in cui mi sono nutrita per giorni solo di papaya, ai litri di minestrone monocromo, passando per tutti i superfood dai nomi esotici. Il fatto è che preferiamo seguire le stravaganze dell’ultima ricerca proveniente da qualche università lontana, piuttosto che dare ascolto al nostro corpo. Il Mindful Eating non porta con sè nessuna prescrizione, la rivoluzione parte da dentro. Perchè mentre l’approccio delle diete è di farci apprendere nozioni dall’esterno, la mindfulness ci invita a partire dalla nostra esperienza interna. Che cambia di momento in momento, ed è l’unica che conta.

  1. Riscoprire la connessione

Il Mindful Eating è un invito a riscoprire ciò che sappiamo già. Si tratta di entrare nuovamente in contatto con la saggezza che ci abita e aprirci alla gioia e alla meraviglia di gustare ogni boccone, di sentire quando è il momento di fermarci, e riconoscere la nostra risposta al cibo – piacevole, spiacevole e neutra – senza giudizio. Più siamo presenti, più diventiamo consapevoli del senso di interconnessione con la Terra, con gli altri, e dell’impatto che le nostre scelte hanno su noi stessi e sul pianeta.

  1. In pace con noi stessi e con il nostro corpo

Questo significa che mangeremo sempre con consapevolezza? No! Però impareremo a riconoscere cosa ci spinge a mangiare e sapremo distinguere la fame degli occhi da quella del cuore, i nostri condizionamenti e la voce del nostro critico interiore. Forse, faremo addirittura pace col nostro corpo e sarà un gran bel modo di volerci bene.

Buon appetito e buona pratica!

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

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