RACCONTI ISLANDESI. QUANDO IL VIAGGIO DIVENTA INTERIORE - Go as a river
L’ultimo viaggio sembra sempre il più entusiasmante, il più intenso, il più illuminante di tutta la vita. Che cosa mi ha insegnato la mindfulness?
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RACCONTI ISLANDESI. QUANDO IL VIAGGIO DIVENTA INTERIORE

Se non ci offriamo all’ignoto i nostri sensi si affievoliscono, il nostro mondo diventa piccolo e perdiamo il senso di meraviglia. I nostri occhi non si alzano all’orizzonte, le nostre orecchie non sentono i suoni attorno a noi.

Le nostre esperienze rimangono ristrette, mentre spendiamo i nostri giorni in una routine che è al tempo stesso confortevole e limitante. Potremmo svegliarci un giorno scoprendo che abbiamo lasciato andare i nostri sogni per proteggere la nostra quotidianità.

Non lasciarti trasformare in una di queste persone. La paura dell’ignoto e il richiamo di ciò che è confortevole cospireranno per impedirti di cogliere le opportunità che un viaggiatore deve cogliere. Ma se le prenderai, non ti pentirai mai della tua scelta. Certo, arriveranno momenti d’incertezza, quando ti ritroverai da solo, su una strada deserta, sotto la pioggia ghiacciata, o quando starai male e con la febbre in un letto in affitto. Ma così come arriveranno i dolori, così passeranno.

Alla fine sarai una persona tanto più forte, tanto più chiara e tanto più felice che tutti i rischi e le difficoltà non sembreranno niente rispetto alle conoscenze che avrai guadagnato, e alla vita che avrai vissuto.

 

~ Kent Newborn, Lettere a mio Figlio

 

 

Non so se capita anche a voi, l’ultimo viaggio sembra sempre il più entusiasmante, il più intenso, il più illuminante di tutta la vita.

 

Sono rientrata da un paio di giorni dall’Islanda, dove ho trascorso due settimane da backpacker, zaino in spalla. Ho una costola rotta, dei graffi in volto, una decina di lividi sparsi sul corpo e il cuore pieno. Pieno.

 

Ve l’avevo già raccontato, vero, che l’entusiasmo mi anestetizza e mi fa perdere un po’ il contatto con il corpo, che il viaggio per me è una delle forme di meditazione più alta e che ogni tanto mando la mindfulness teacher in vacanza e mi concedo di vivere con sregolatezza e mindlessness?

 

L’ho rifatto. E quello che mi porto a casa è prezioso, e oggi lo condivido con voi.

 

Buona lettura!

 

#COME FOSSE LA SOLA COSA CHE SAI FARE

Avevo giurato che non lo avrei fatto mai più. Che ormai sono cresciuta, so organizzarmi, so prendermi cura di me e questa volta sarei partita con calma, riposata e a un orario umano. E invece sono atterrata a Reykjavik alle 2 di mattina e, complice la luce senza fine delle città del Nord, ho iniziato il mio viaggio. Troppo entusiasmo per andare a dormire, troppa aria frizzante a tenermi sveglia.

 

Ho girato la città in lungo e in largo, sotto gli effetti di uno stupore crescente e poi sono caduta, non ricordo molto di più. Le mani e le ginocchia sbucciate, il sangue da una tempia e dal mento, il freddo e poi tanto caldo, un dolore fortissimo al petto. Io che per qualche attimo non capisco più niente, il cielo azzurrissimo e le persone attorno che mi parlano nella loro lingua. Ma perché pronunciano solo le consonanti, come fanno? La mente che continua a giudicare anche dopo aver sbattuto la testa.

 

Con calma mi sono rialzata e sono andata all’ospedale, nel mezzo un tempo infinito con i miei pensieri, di cui me ne ricordo solo due.

 

Il primo è che la nostra vita è preziosa e fragile. Eppure questo non ci deve spaventare, deve invogliarci a viverla con coraggio, gentilezza e presenza. Amando, come fosse la sola cosa che sappiamo fare.

 

Stesa a terra su un marciapiede del Nord, le mie labbra hanno ripetuto a bassa voce la poesia di Rupi Kaur che mi sta più a cuore, quasi fosse una preghiera:

 

Soprattutto ama
come fosse la sola cosa che sai fare
alla fine tutto questo 
non conta nulla 
questa pagina 
su cui indugi 
la tua laurea 
il tuo lavoro 
il denaro 
nulla ha importanza 
tranne l’amore e il contatto umano 
chi hai amato 
e con quanta profondità l’hai amato
il modo in cui hai toccato la gente intorno a te
e quanto le hai dato. 

 

Cos’è la pratica se non la vita stessa?

 

“Buon viaggio, ragazzina”, mi sono augurata, “ogni momento è un nuovo inizio. Sollevati e riparti da qui.”

 

#LEARNING LESSONS

Va bene, vi racconto anche il secondo pensiero di cui ho memoria. Ha a che fare con l’ego e con la pretesa di avere quel controllo che non abbiamo sulla vita, figuriamoci sulla morte.

 

Ho visto la storia che si delineava con chiarezza nella mente, quella per cui non sarei potuta morire in viaggio a Reykjavik. Al massimo a Rio de Janeiro, ma insomma in Islanda proprio no. Come se fosse una questione di geolocalizzazione. Come se spettasse a me la scelta. Ho uno strano senso dell’umorismo che mi accompagna anche nel mezzo del dramma. Mi sono osservata per qualche momento mentre alimentavo la narrazione con molta serietà, tra l’attonito e l’indispettito, e poi ho iniziato a sorridere e ho mollato la presa.

 

C’è dell’altro, qualcosa che non vi ho ancora confessato. Sono caduta inciampando di fronte a una vetrina di deliziosi cinnamon rolls, a cui mi stavo avvicinando rapita da una fame degli occhi mista a fame del naso (amo il profumo della cannella e il suo effetto nelle giornate di freddo!). Ora, sto ancora riflettendo su ciò che posso imparare da questa esperienza, ma una lezione intanto me la porto a casa: avete presente quando nei corsi di Mindful Eating vi dico che gli zuccheri non sono il demonio? Ecco, non ne sono più così certa!

 

#APPARTENENZA

Se c’è un luogo in cui ritrovo la pace delle cose selvagge, che non appesantiscono la loro vita con previsioni di dolore, quel luogo è nella Natura. Mi ha fatto bene immergermi nel verde sconfinato dell’Islanda, nel vento, nel silenzio, in questa terra di fuoco e ghiaccio e di contrasti, di vulcani, di scogliere e sabbia nera. Mi ha donato equilibrio.

 

Il giorno dopo la brutta caduta, lontana dalla capitale, mi sono ritrovata ai piedi di un’immensa cascata e ho percepito un forte senso di appartenenza, ho sentito ogni cosa tornare al suo posto. Guardando quel getto d’acqua maestoso, i giochi di luce e d’arcobaleno, i manti di verde muschiato e i colori croccanti attorno, ho respirato con l’Universo.

 

Ciò che è veramente straordinario è essere parte di qualcosa di più vasto dei nostri affanni, dei nostri drammi personali, e sentire che siamo già degni e integri e perfetti così come siamo. La piccola mente potrebbe non comprenderlo mai. Per questo è necessario sentire con il cuore.

 

La natura ci riporta a questo respiro, a questo attimo di vita, alla saggezza delle cose come sono. Ci ricorda che tutto cambia e che noi con il cambiamento possiamo starci.

 

#MERAVIGLIA

Ho sentito parlare a lungo della bellezza dell’Islanda, delle coste aspre, le spiagge infinite, il canto dei gabbiani e dei pulcinella di mare. Eppure mi sono meravigliata. Non si è mai preparati abbastanza di fronte alla bellezza della vita, tutto può sorprenderci quando coltiviamo uno sguardo bambino.

 

Un proverbio cinese molto conosciuti tra i wanderluster recita: “Non ascoltare ciò che raccontano gli altri. Vai a vedere” e lo stesso Dalai Lama nei suoi 18 principi della felicità ci invita ad andare almeno una volta all’anno in un posto dove non si è mai stati prima.

 

Che cosa ho imparato in questi anni di viaggio, uniti alla pratica della mindfulness e al contatto con i bambini?

 

Che è cruciale meravigliarci ancora. Lasciarci sorprendere dalla vita, non perdere la capacità di stupirci, di trattenere per qualche secondo il respiro di fronte alla magia. Non occorre andare lontano, la meraviglia è sempre attorno a noi, ma ho imparato a considerare il viaggio come un training, un allenamento che mi porta a stupirmi di ogni angolo della mia città anche quando torno a casa.

 

In un’epoca in cui tutto è reso perfetto e ritoccato con cura, considero impagabile lasciarci sorprendere dalla bellezza molto superiore a quella che possiamo vedere in foto, sul web o che potremmo immaginare.

 

Ci sono emozioni che valgono il viaggio.

 

#INVITI

Le esperienze di vita degli ultimi anni, unite al mio cammino personale, mi hanno portato a credere che la vita ci parli attraverso inviti. 

Alle volte sono cascate o magari scogliere che chiedono di fermarci a respirarne l’energia, altre volte l’invito si manifesta in forme meno piacevoli, di fronte a una perdita, alla necessità di compiere una scelta. In ogni caso l’invito è sempre lì, nei giorni difficili e in quelli memorabili a chiederci di essere coraggiosi. A sussurrarci di crescere – in amore, in consapevolezza, in ciò che portiamo con noi in questo mondo.                                    

 

La vita ci parla attraverso inviti.

 

Potremmo viverla rincorrendo un’ideale di perfezione, eppure la magia avviene non quando siamo perfetti, ma quando scegliamo di accettare l’invito.

 

#COMFORT ZONE

C’è un momento, in ogni viaggio, in cui arriva un senso di spaesamento, di mancanza e di nostalgia. Tutto improvvisamente sembra così sconosciuto e ci sentiamo fuori luogo, finendo per chiederci cosa ci abbia spinti a partire e allontanarci da quanto è confortevole e familiare.

 

In questi momenti ho sempre una gran voglia di tornare a casa, talvolta faccio cose disperate, tipo chiamare i miei genitori noncurante dei fusi orari, oppure resto ferma nella mia nostalgia a respirare nel magone.

 

Inspirando mi chiedo che diavolo ci faccio qui, espirando ricordo che casa è ovunque il cuore è a proprio agio. Inspirando mi mancano le stelle e la luna, espirando apprezzo la magia del sole di mezzanotte. Inspirando mi arrabbio moltissimo con me stessa, espirando faccio pace con mente e cuore.

 

Cosa mi ha insegnato la pratica? Il coraggio di rimanere con l’esperienza in corso, anche quando è spiacevole. La compassione per me stessa e per il disagio che provo. La certezza che tutto cambia.

 

È precisamente in questo momento che poniamo le basi perché cresca in noi un senso di equanimità sempre più affidabile.

 

#INATTESO

Lasciare spazio all’inatteso è una delle parti che mi emozionano di più in viaggio. Mi informo, faccio piani, li cambio, ma quando mi concedo l’apertura di accogliere i “fuori-programma” avviene sempre l’inimmaginabile.

 

È così che mi ritrovo negli angoli più belli del pianeta, lungo i percorsi non tracciati, è qui che incontro persone con storie straordinarie che ispirano la mia vita. È in questi momenti che provo pienezza e una sincera gratitudine.

 

Nell’ultimo fuori-programma sono finita di notte su un fiordo poco battuto e la mattina dopo, al risveglio, ho visto dall’alto di una scogliera maestosa le balene, “giganti gentili”.

 

C’è molto più respiro fuori dalle regioni dei nostri piani e improvvisamente mi tornano in mente i versi della poetessa statunitense Mary Oliver, quando dice: Listen – are you breathing just a little and calling it a life?

 

#LIBERTÀ

Credo che ogni esperienza sia un’occasione di pratica se ci concediamo di viverla con occhi limpidi e con la disponibilità ad imparare qualcosa in più su noi stessi.

Anche nelle situazioni più ordinarie potremmo notare quanto è facile provare attaccamento alla felicità, quando la viviamo, e com’è difficile lasciarla andare e fluire con il cambiamento, rimanendo curiosi e aperti ad accogliere cosa verrà dopo.    

Non occorrono grandi esperienze estatiche o drammatiche per osservare con gentilezza i nostri pattern abituali: tutto è pratica. Ogni piccola contrazione interiore, ogni magone, tutto ci mostra dove restiamo bloccati con più facilità, dove non siamo liberi e come possiamo imparare davvero a coltivare l’equanimità e l’apertura.

 

La fine di un viaggio è uno specchio, che ci mostra con chiarezza dove ci troviamo, dove vogliamo andare e quanta fatica ci sia nelle transizioni.

Così, ogni volta che torno a casa, ricordo le parole di Corrado Pensa, che sono un balsamo per il cuore e un invito a vivere una vita risvegliata

 

E ricondurci sempre
all’attimo presente,
perdendo a poco a poco la paura.
E affezionarci a tutto,
senza attaccarci a nulla.
Anche questo amiamo e vogliamo.

 

 

 

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

2 Comments
  • LOCATELLI MASSIMO
    Rispondi

    Proprio stasera parlavo con una persona a me molto cara del lasciarsi andare, questa mia carissima amica mi indicava come ogni tanto sia importante rompere gli schemi, uscire dalla modalità pilota automatico e nonostante i molteplici impegni lavorativi e familiari sia fondamentale dedicarsi ai nostri sogni togliendoli da quei cassetti che finiscono altrimenti con il diventare sgabuzzini della nostra vita, costringendoci per gli schemi che ci impone la nostra quotidianità a non godere della cose belle che ci circondano. Bellissima la descrizione del tuo viaggio della tua esperienza, e proprio vero, solo lasciandoci andare e vivendo con l’entusiasmo e la meraviglia di un bambino che fa le prime scoperte di ciò che lo circonda, si può godere di tutte le cose belle che la natura con la sua spontaneità ci offre. Grazie per il tuo bellissimo racconto, e ancora complimenti per il tuo coraggio, per il tuo viaggio e per le bellissime foto che hai condiviso, spero di conoscerti presto, ho iniziato a praticare yoga quattro anni fa, adoro la meditazione e la mindfulness penso siano due pratiche fondamentali per la compensare lo stress e i ritmi di vita a cui siamo sottoposti. Un abbraccio Massimo

    Luglio 13, 2017 at 9:10 pm

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