SATURNO CONTRO - Go as a river
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SATURNO CONTRO


La vita ci dà sempre 

esattamente il maestro di cui abbiamo bisogno 

ad ogni momento.

Questo include ogni zanzara, 

ogni sventura, 

ogni semaforo rosso, 

ogni ingorgo stradale, 

ogni superiore (o dipendente) detestabile, 

ogni malattia, 

ogni perdita, 

ogni momento di gioia o depressione, 

ogni dipendenza, 

ogni rifiuto, 

ogni respiro. 

 

Ogni momento è il guru.

~ Charlotte Joko Beck

Ultimi giorni dell’anno: non so voi, ma io vivo questo periodo come un invito a rallentare e prendermi un momento di riflessione e meditazione.

Chissà come state. Cosa vi attraversa il cuore.

Se vi siete avvicinati alla pratica saprete certamente che il qui e ora, l’importanza di vivere pienamente il presente sono temi centrali. Tuttavia, coltivare la consapevolezza include anche questa meravigliosa capacità di riflettere sulla propria esperienza e imparare dagli errori.

Quello che vi sto invitando a fare è una riflessione serena e non giudicante sull’anno appena trascorso: nessun bisogno di bilanci o valutazioni, ma la semplice disponibilità a osservare con uno sguardo gentile e accogliente dove siamo in questo momento e dove ci prepariamo ad andare.

Per me quest’anno è stato formativo.

Mi sono accorta che è da tempo che non scrivo – al di là dei brevi spunti quotidiani che condivido sempre con piacere. A volte fermarsi, sentire, ci mette in contatto con le nostre ferite e stare con quello che c’è richiede tutte le forze che abbiamo a disposizione. Non strattonarmi quando sono in difficoltà è diventato per me, negli anni, un atto di gentilezza.

Negli ultimi mesi però è accaduto qualcosa di simbolicamente importante: molti, moltissimi dei ragazzi e delle ragazze che ho guidato in percorsi di mindfulness hanno iniziato a seguire quotidianamente quello che condivido e questo mi ha spinta a riflettere sulla responsabilità di esprimermi con sempre maggiore autenticità.

Essere interiormente liberi, lasciare andare la pressione interna che ci spinge a voler essere in un certo modo significa anche darci il permesso di essere vulnerabili, cioè non condividere unicamente i sorrisi e i successi, ma anche le difficoltà, le nostre fragilità.

Quest’anno ne ho affrontate molte e posso dire con certezza che è proprio dalle difficoltà che ho ricevuto le migliori lezioni. Guardarle a posteriori con una distanza significativa e il calore della compassione mi permette di esserne grata e provare la gioia di condividerle con voi. Buona lettura!

RETTA PAROLA

Primi giorni di Gennaio, ricordo ancora quella telefonata con il direttore di una nota rivista di yoga per cui avevo scritto diversi articoli. Mi disse senza mezzi termini che nonostante fossi molto brava, dovevamo interrompere la collaborazione “per una questione di equilibri”. Portai l’attenzione al corpo per un frammento di secondo e feci un sorriso, riconoscendo le stesse sensazioni fisiche che avevo provato negli anni di violenza invisibile in multinazionale.

Stava succedendo qualcosa di simile: avevo sperimentato da poco la fine di una lunga relazione di amicizia e lavoro, e mi trovavo a essere isolata e “mostrificata”.

La vita è generosa e a volte ripete la lezione per assicurarsi che uno abbia capito davvero, ma di fatto qualcosa era cambiato – almeno nella mia risposta – perché senza scompormi né chiedere spiegazioni ovvie, ringraziai e decisi di utilizzare questa difficoltà come un’occasione di pratica.

Riuscivo a sentire solo la delusione, mentre ricordavo che prima di conoscere la gentilezza come la cosa più profonda che hai dentro, devi conoscere il dolore come l’altra cosa più profonda.

Volevo sentirlo questo nodo in gola. Non avrei fatto dirette facebook, né usato la mia penna per urlare su qualche rivista le mie verità, non mi interessava raccontare la mia versione. Volevo limitarmi a sentire. Nessun bypass spirituale: mi sentivo arrabbiata e tradita e avevo bisogno di silenzio.

Ne parlai unicamente con il mio Maestro, un giorno. Gli dissi che quella telefonata e molti altri messaggi mi avevano ferita. Mi arrivò un’unica domanda, nel suo classico stile zen: “Se gli altri usano la parola per dividere, honestly it’s their problem. Tu stai prendendo parte a queste chiacchiere?”.

Improvvisamente compresi quanto possiamo imparare dai modelli negativi. Parlare senza ferire, evitare il pettegolezzo che danneggia il prossimo, essere ancorata alla mia intenzione di bene: era ancora questa la mia aspirazione.

Vorremmo tutti essere la persona speciale in grado di far cambiare i modelli ripetitivi di chi amiamo, vorremmo rassicurarli perché comprendano che non c’è nulla da temere o da controllare, che l’amicizia può essere radicata nella lealtà e nella fiducia, anziché nel sospetto e la competizione, ma la verità è che siamo responsabili solo delle nostre parole e delle nostre azioni ed è unicamente di questo che dobbiamo occuparci. Non possiamo fare il lavoro di apertura al posto degli altri perché, per quanto ci faccia stare male, onestamente è un loro problema.

NON NEGOZIABILE

Febbraio è stato tempo di insights. Tornavo a casa da un ritiro a Gaia House e per settimane ho riflettuto sulle parole, per me importantissime, di Christina Feldman. Tutto ruotava attorno al termine pali dukkha – una delle parole più importanti nella psicologia buddhista – che viene tradotto non accuratamente come sofferenza, ma tra i suoi significati avrebbe quello di non negoziabile, non discutibile.

Semplicemente parole, forse, ma nel mio cuore hanno fatto una differenza. È come se si fosse aperto uno spazio per accogliere la sofferenza in una modalità nuova: di fronte a ciò che non è negoziabile, che altra possibilità abbiamo veramente se non quella di dire sì?

Un’intuizione per me preziosa, che mi è servita molto nei mesi a seguire, quando mi sono trovata di fronte a una nuova difficoltà. Di nuovo, la vita è generosa e gli insegnamenti si manifestano in molti modi, in forme inaspettate. A volte hanno il volto del #metoo, della sexual misconduct delle persone di cui ci fidiamo di più, e questo genera un baratro di sofferenza.

C’è un proverbio anglosassone, man’s extremity is God’s opportunity: quando l’uomo è ridotto allo stremo delle forze, allora Dio ha la sua possibilità. Ciò che deriva dalle difficoltà e dalla sofferenza possiede in effetti qualcosa di Divino. La lezione per me, ancora una volta, è stata una sola: non evitare il dolore.

 

 

ANDARE IN PEZZI

C’è una domanda che ritorna spesso nel mio cuore: che cosa possiamo davvero controllare? Arriva sempre accompagnata dai versi di una poesia di Danna Faulds, che dicono: Non si può controllare la vita. Prova a catturare un fulmine, a contenere un tornado. Argina un ruscello, creerà un nuovo canale. Resisti, e la marea ti trascinerà con sé. Permetti, e la grazia ti porterà più in alto.

Alcuni anni fa ho appreso l’arte di andare in pezzi. Non so se vi è mai capitato, ma è una sensazione di una bellezza totalizzante. Come smettere di soffiare un palloncino. Come quando arriva un’onda un po’ più forte e allora conservi le forze per nuotare con la marea. Ti lasci andare. Semplicemente respiri.

Gli americani usano un’espressione che mi ha sempre incuriosita, facendo riferimento a come ci si sente nell’andare in pezzi: broken open. Perché dire che il cuore è spezzato sarebbe una mezza verità. È anche aperto.

E c’è della cura nel concedersi di sentirlo, è un gesto di amore. È la base, credo, per entrare in contatto con la nostra capacità di tenerezza. La stessa tenerezza che ho provato per me durante le difficoltà di quest’anno: una conquista. Imparare ad amarmi come se fossi la mia migliore amica, anche e soprattutto nei momenti difficili. Stare dalla mia parte. Lasciar cadere i pensieri giudicanti e non nutrirli.

Come diceva una canzone americana: there’s more room in a broken heart.

NOT YOUR GURU

Un anno e mezzo fa un’amica con cui mi trovai a condurre una serata di pratica mi disse che ero molto brava, ma mi mancava la capacità di leadership e dovevo sembrare più… una guru. Niente di più lontano dalla mia aspirazione di insegnare – o meglio – condividere, guidare, accompagnare in percorsi di consapevolezza, mentre continuo io per prima a essere una allieva.

Sono ritornata più volte a quelle parole in quest’ultimo anno così emotivamente intenso, e ogni giorno scelgo con le mie azioni di insegnare con autenticità. Con il cuore. E allora cosa accade? Succede qualcosa di meraviglioso: ci scegliamo reciprocamente. Quando decidete di farvi guidare da me, entriamo in risonanza ancor prima di conoscerci. Non cercate la guru e, vi prometto, non la avrete. Mi piace onorare le mie risorse interiori, e anche le vostre. Il cammino è di chi lo fa.

Qualcuno ha scritto Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo. Io quest’anno credo di aver fatto simbolicamente fuori almeno un paio di illuminati, senza per questo buttare i preziosi insegnamenti che ho ricevuto in questi anni e per i quali sarò per sempre grata. E anche questo è un momento essenziale nel processo di crescita spirituale e, da insegnante ma anche da allieva, vi auguro di farne esperienza.

UN’INCLINAZIONE DEL CUORE AD AMMORBIDIRSI

Uno degli insegnamenti più profondi del 2018 è stato quello di scoprire più da vicino il potere della gioia. Non riesco a contare, tra le difficoltà che hanno reso quest’anno così incredibilmente formativo, tutte le innumerevoli occasioni di gioia di cui ho fatto esperienza. Mi sembra di avere il cuore grande il doppio, per quanto frammentato. Forse è per tutta la luce che è entrata dalle crepe, o più semplicemente perché ho scoperto che la gioia non è la negazione del dolore, ma un’inclinazione del cuore ad ammorbidirsi e attenuare le difficoltà.

Spesso la intendiamo erroneamente come una qualità episodica, ma al contrario la gioia rappresenta un modo di incontrare la vita e non è necessario aspettare che tutte le difficoltà svaniscano per farne esperienza. Provare gioia ci connette alla bellezza della vita e dà la giusta dimensione alle sofferenze che attraversiamo.

La gioia di scrivere il mio primo libro, che è stato accolto con un calore e una riconoscenza che non mi aspettavo e che sono arrivati da chi per me conta veramente – voi. La gioia di una nipotina, che mi ha permesso di scoprire che quando nasce un bambino nascono anche due genitori… ma anche degli zii, dei nonni, ed è meraviglioso poter vivere la propria famiglia con occhi nuovi. La gioia di percorrere strade inaspettate, di conoscere persone straordinarie con cui collaborare e crescere, respirando rispetto e condivisione, anziché competizione. La gioia delle amicizie vere, che ti ricordano quanto è bello inspirare quanto è caduto, ed espirare amicizie di una vita ancora intatte. La gioia di sentirmi profondamente amata, e di esserne degna.

Nelle ultime ore prima della fine dell’anno, allora, prendetevi una pausa. Gustatevi gli ultimi momenti che precedono i primi, perché c’è qualcosa di elettrico e speciale nel loro avvicendarsi, come mi ha insegnato un’amica cara. Sentite cosa c’è nel cuore, lasciatevi toccare dalla vita.

E se ne avete voglia, date una sbirciatina alle previsioni astrologiche per l’anno nuovo. Vi auguro con tutto il cuore di avere Saturno contro.

Buon 2019 e buona pratica!

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

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