UNA CADUTA PIÙ DOLCE - Go as a river
Grazie al percorso ho scoperto che il mio rapporto col cibo non è che uno specchio del mio essere in relazione col mondo, con la Vita, con me stessa.
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UNA CADUTA PIÙ DOLCE

Elena C.
Percorso Joyful Eating

 

Il percorso Joyful Eating è stato per me un vero viaggio di scoperta e di riscoperta

 

Ho iniziato il corso a seguito di un’intuizione “sono ciò che mangio”, che il percorso mi ha confermato, sentendo ancora più vera questa verità: quando mangio, mangia il mio corpo, i miei organi, le mie cellule, forse anche quelle qualche tempo fa malate.

 

Avevo il sentore che esplorare la mia relazione con il cibo riguardasse qualcosa di più profondo, ma qualcosa mi sfuggiva; avevo un’idea della faccenda ma questa non era sufficiente, non mi bastava, forse proprio perché era un’idea, un pensiero, l’ennesima storia della mente. Il percorso Joyful Eating mi ha chiamato a fare esperienza, di nuovo, a ripercorrere sentieri già battuti ma che erano da rendere ancora più visibili e percorribili.

 

Quando mi sono lasciata andare a giocare con il cibo ho sentito quella fame, una fame famelica, che vuole riempirsi e riempire un vuoto, una mancanza d’amore, che poco ha a che fare con lo stomaco e molto con il Cuore. Grazie al percorso ho scoperto che il mio rapporto col cibo non è che uno specchio del mio essere in relazione col mondo, con gli altri, con la Vita e in un’ultima analisi con me stessa.

 

Ho mangiato. Consapevolmente, inconsapevolmente e consapevole dell’inconsapevolezza. E proprio quando ho mangiato in questo modo, quando ho rischiato di cadere, ho sentito che posso cadere.

 

Sì, posso cadere e non è una tragedia! Non è la Fine. Nel mangiare, nel lavoro, negli affetti, insomma nella Vita in generale. Con questa consapevolezza, la caduta è diventata meno dolorosa, non è uno sbattere la faccia contro un muro, è piuttosto come sbattere il mignolo del piede contro uno spigolo. Ahi! Che male! Mi accarezzo il mignolo dolorante e penso “poi passerà” e ti fa ricordare di stare attenta a quello spigolo ma non ti impedisce di muoverti, è una caduta più dolce che finisce con una carezza.

 

Il percorso mi ha insegnato a vedere gli spigoli, quelli dei tavolini, quelli del cibo mangiato inconsapevolmente, quelli delle relazioni e quelli del cuore. Tra tutti, la rabbia, lo spigolo più spigoloso. Una rabbia repressa, mandata giù, mangiata, ingoiata. Una rabbia che mangia il corpo, le cellule, e poi un’altra scoperta: il mio modo di mangiare quando sono arrabbiata, che punizione! Come se il mangiare qualcosa di buono mi rendesse più buona per cancellare quella rabbia “cattiva”.

 

Ed ecco la vera sfida: perché non provare a stare con quella rabbia, con quello che c’è, senza fare nulla, come più volte ci ha invitato a praticare Valentina.

 

Una frase mi ha colpito: non lasciate che ciò che vi piace e ciò che non vi piace vi condizioni la vita. Stare con quello che non mi piace. Stare con la rabbia. E poi addirittura l’invito a “fare amicizia”. Ho accettato la sfida, ho dato il benvenuto alla rabbia come un ospite inaspettato e un po’ sgarbato che suona il campanello per sedersi a tavola. E poi, un’energia nuova. Vitale. Che trasforma e guarisce, anche le cellule penso! E sento che è vero.

 

Grazie Valentina.

Valentina Giordano

Mindfulness & MBSR Teacher del Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina pratica e insegna con entusiasmo rivolgendosi ad adulti, bambini, adolescenti, scuole e aziende. Da questa passione nasce il suo progetto di mindfulness www.goasariver.com.

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