Welcome to the river

Benvenuto in go as a river,
il progetto di mindfulness a cura di Valentina Giordano

COLTIVARE GLI INIZI

Cercare la felicità fuori di noi
è come aspettare il sorgere del sole
in una grotta rivolta a nord.

~ Proverbio Tibetano

Quando chiedo alle persone le ragioni per cui si avvicinano a un percorso di mindfulness, le motivazioni hanno sempre a che vedere con la felicità. 

Alcuni la chiamano pace interiore, o il desiderio di ridurre lo stress. A volte è la voglia di rieducarsi alle emozioni, o imparare a relazionarsi con i pensieri senza identificarsi con tutto ciò che accade. Altre volte, è il desiderio di prendersi cura di sé, o l’urgenza di rallentare e trovare un senso più profondo nella propria esistenza.

Sta di fatto che la felicità è una questione interiore, che ha molto a che vedere con la capacità di stare, di momento in momento, con la vita così com’è.

La buona notizia è che questa capacità può essere allenata, e in queste settimane che segnano l’inizio di un nuovo anno, pieno di possibilità, vorrei condividere con voi 3 semplici motivi per cui iniziare un percorso di meditazione sarà una scelta coraggiosa.

IL POTERE DELL’ATTENZIONE

La realtà è ciò a cui prestiamo attenzione

~ William James

Pochi fattori influiscono sulla nostra vita più della capacità di attenzione. Di fatto, solo ciò a cui facciamo caso sembra reale e col nostro modo di prestare attenzione, ognuno di noi sceglie l’universo in cui dimorare, anche se questa scelta è, il più delle volte, inconsapevole. L’attenzione è, per sua natura, selettiva: questo significa che selezioniamo continuamente a cosa interessarci o, talvolta, ossessionarci. Questo incide profondamente anche sul nostro comportamento, perché una mente incline a distrarsi non è solo più dispersiva e confusa, ma è anche una mente più afflitta e negativa. Potremmo dire, quindi, infelice. 

Che cosa accade quando meditiamo? Iniziamo, fin da subito, a notare con quanta facilità la mente inizia a girovagare (questo movimento è naturale, ed è quello che la scienza chiama mind wandering), ma alleniamo un poco alla volta la nostra capacità di selezionare, dunque di scegliere, su cosa portare la nostra attenzione. Grazie al potere dell’attenzione concentrata, possiamo iniziare a sradicare cattive abitudini mentali – come il ruminare su eventi passati che non possiamo cambiare, il perderci letteralmente in fantasie che non portano a niente, il proliferare in preoccupazioni che ci rubano energia – ma possiamo anche iniziare a coltivare verso noi stessi e gli altri un atteggiamento di apertura del cuore, o a sperimentare una maggiore creatività, che è frutto della mente intuitiva. E mentre siamo seduti col nostro respiro e la sensazione di non fare nulla, stiamo modificando radicalmente il nostro rapporto con la vita e il resto del mondo.

MEDITAZIONE ED EMPATIA

Per capire i sentimenti degli altri devi innanzitutto comprendere i tuoi.

~ Daniel Goleman

C’è una relazione interessante tra empatia e meditazione. In uno studio condotto da Goleman negli anni ’70, venne scelto un campione di persone –  suddivise tra meditanti abituali e persone senza alcuna esperienza di pratica – sottoposte alla visione di immagini emotivamente stressanti, mentre la loro reazione fisica veniva misurata attraverso degli elettrodi. Si scoprì una sostanziale differenza nella reattività allo stress: se, da un lato, le persone che non avevano mai meditato avevano un picco molto alto di stress e poi una coda molto lunga nella curva per ritornare alla stabilità emotiva, il campione di meditanti toccava livelli ancora più alti di sensibilità, ma in questo caso le persone erano capaci di tornare immediatamente al proprio centro.

La meditazione non ci rende impassibili di fronte alla sofferenza, anzi, paradossalmente amplifica la nostra capacità di sentire, di essere toccati dalla vita. Ma il nostro sentire, il modo in cui proviamo emozioni, diventa più fluido e siamo più capaci di passare con agilità da uno stato all’altro perché le emozioni, in un certo senso, non si appiccicano addosso. Migliora anche la nostra capacità di favorire comportamenti virtuosi e coltivare sentimenti positivi, tra cui l’empatia, che racchiude sempre un atto di autoconsapevolezza.

SAPER DISCERNERE

Un allievo chiese al Maestro: “Qual è lo scopo di una vita di pratica?”
Il Maestro rispose: “Una risposta appropriata.”

Pochi giorni fa orientavo una ragazza che desidera iscriversi al percorso MBSR e al termine della conversazione mi ha chiesto un suggerimento, perché teme che diventare troppo fluida e flessibile, ammorbidirsi un po’ e coltivare la gentilezza, la porti a soccombere nella vita. Questa è una paura davvero molto comune e spesso la mente va alla ricerca di una formula magica, possibilmente definitiva, che ci aiuti a gestire meglio le situazioni. La pratica invece ci insegna a vivere con un atteggiamento aperto e fresco ogni momento: solo così possiamo scegliere intenzionalmente quando essere solidi come una montagna, e quando saper fluire come l’acqua. Impariamo, cioè, a discernere e di conseguenza a dare, di momento in momento, la risposta appropriata.

Buone scelte e buona pratica!

No Comments

Post a Comment